Un progetto di ricerca sul tema delle co-implicazioni di composizione, performance, audience, volto a definire punti nodali e cruciali della ricerca artistica per individuarla e qualificarla in specificità di profilo e di metodo

Il mondo odierno, caratterizzato da una stratificazione polivoca dell’esperienza, sviluppa sensibilità portate all’intreccio di linguaggi e stili. La composizione rivisita formati della performance per esplorare nuove possibilità, con il supporto, in molti casi, di una tecnologia resasi agile quanto versatile. Il pubblico analogamente appare mobile, lungo i percorsi del reale e del virtuale, secondo interscambi che vengono vissuti, specie dalle nuove generazioni, in senso molto libero e dinamico. La prospettiva storica già dice di esperienze che hanno sperimentato nuove modalità del rapporto opera/pubblico. Cosa si dà nell’oggi? Quali esperienze sono, in questo senso, significative e segnano una traccia? Il progetto di ricerca si propone di indagare il campo dell’esperienza estetica individuata nel rapporto inscindibile composizione/performance, e insieme quello del pubblico, rilevandone, attraverso opportuni strumenti, orientamenti, risposte, sensibilità, aspettative.

L’Associazione Culturale Piazza del Mondo, nel contesto di un tale progetto, promuove seminari, workshop, forum di artisti, laboratori, performance, lecture-performance, momenti di convegno e pubblicazioni.

Si lavora a un convegno – “Episteme della ricerca artistica. Metodi aperti e conoscenza incarnata”, che si terrà prevedibilmente a ottobre 2026, con il coordinamento di Cosimo Colazzo.

Ne indichiamo orientamenti e visione nelle parole di Cosimo Colazzo.

“La ricerca artistica può essere intesa come un modo proprio e pregnante di investigare e scoprire, che non applica un metodo predefinito all’oggetto, ma piuttosto lo segue nel suo farsi. In questo senso, essa si configura come un processo aperto, plastico e flessibile, capace di adattarsi alle trasformazioni dell’oggetto stesso e alle condizioni che emergono lungo il percorso. Non procede per andamenti rettilinei né cumulativi, ma per deviazioni, ritorni, salti e risonanze, accettando l’incertezza come elemento strutturale del conoscere.

“Proprio per questo, la ricerca artistica non è mai autoreferenziale: il soggetto che ricerca è costantemente messo in gioco e trasformato dall’incontro con il materiale, con il contesto e con l’esperienza sensibile. L’episteme della ricerca artistica non coincide con un sistema chiuso di concetti, ma con la strutturazione di un sapere che nasce e prende forma attraverso la pratica creativa. In essa, la téchne – intesa come insieme di competenze tecniche, operative e materiali – si fonde con la noesis, ovvero con l’intuizione, l’immaginazione e la capacità di cogliere relazioni anche se esse, a volte, non siano immediatamente formalizzabili.

“Da questa fusione emerge una conoscenza che non è esclusivamente teorica o discorsiva, ma anche incarnata, esperienziale e visiva: un sapere che si manifesta nei gesti, nelle forme, nei suoni, nelle immagini e nelle situazioni performative.

“La ricerca artistica si distingue inoltre per il suo carattere intrinsecamente soggettivo, non nel senso di arbitrario, ma come assunzione consapevole di un punto di vista situato. Il soggetto della ricerca non si pone come osservatore esterno, bensì come parte attiva del processo, assumendo la propria esperienza come strumento critico. In questo quadro, le teorie e i saperi che interrogano il sensibile diventano dispositivi fondamentali per comprendere come la conoscenza artistica si produca e si trasmetta attraverso forme non puramente linguistiche.

“Infine, la ricerca artistica agisce come un processo di autoriflessione critica, in cui il fare artistico diventa al tempo stesso oggetto e metodo dell’indagine. L’opera, o il processo che la genera, non è il semplice risultato della ricerca, ma uno spazio di pensiero attivo, in cui si rendono visibili le tensioni, le scelte, le aporie e le possibilità aperte dal percorso intrapreso. In questo senso, la ricerca artistica non mira a conclusioni definitive, ma a configurazioni di senso provvisorie, capaci di attivare nuove domande e di aprire ulteriori campi di esplorazione”.

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