
Nel numero 8 di Nuova Secondaria (aprile 2025, anno XLII – ISSN 1828-4582), la rivista ha dedicato un dossier monografico al tema dell’educazione in carcere, a cura di Giuliana Adamo, offrendo uno sguardo articolato e critico su pratiche, modelli e prospettive della formazione nei luoghi di reclusione.
L’inserto fa luce su problematiche, modalità e dinamiche didattico-formative che sono alla base di ogni autentico processo di insegnamento e apprendimento e che, se applicate ai contesti detentivi, si rivelano vere e proprie buone pratiche. Esperienze e riflessioni qui raccolte costituiscono un patrimonio prezioso anche per i docenti della scuola secondaria, chiamati oggi a ripensare il senso educativo del proprio ruolo in una società attraversata da crescenti disuguaglianze.
Se nella scuola delle persone libere l’obiettivo imprescindibile è favorire crescita, apprendimento e maturazione in tutte le dimensioni della persona – emotive, psicologiche, relazionali e cognitive – nei contesti di detenzione il processo formativo assume una valenza ulteriore. Come sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, l’educazione in carcere deve offrire percorsi di riabilitazione, facendo germogliare il potenziale di trasformazione necessario a ricostruire l’autostima e a preparare la persona detenuta alla reintegrazione nella società.
Il dossier mostra come questo tema non sia affatto distante dal mondo esterno della scuola secondaria italiana. La scuola in carcere si svolge infatti in uno spazio-tempo alterato, privo di connessioni elettroniche, in cui l’apprendimento passa attraverso pratiche oggi sempre più rare: scavare dentro di sé, affidarsi alla memoria, aprirsi all’ascolto e al dialogo, scrivere a mano, restituire creativamente il sapere. Modalità che, se sapientemente attivate da operatori competenti, rivelano una forza educativa profonda e spesso dimenticata nel contesto ipertecnologico della scuola “di fuori”.
L’intreccio delle voci presenti nel dossier, muovendo da una realtà di marginalità, apre a una riflessione più ampia sulla necessità di innovare saperi, culture e tecnologie educative, affinché il tessuto sociale possa essere rivitalizzato attraverso forme più giuste di giustizia. Una (ri)educazione riformata, capace di servire l’intera società e non soltanto gli interessi delle classi privilegiate, emerge come orizzonte etico e politico imprescindibile.
Da qui nasce anche l’invito – forse utopico, ma necessario – a contribuire, a partire dalla scuola dell’obbligo, alla creazione di spazi abitativi e lavorativi che permettano alle persone detenute di proseguire il proprio percorso rieducativo nel rispetto della dignità umana, e a quelle ex-detenute di ricostruire una vita senza essere spinte verso la recidiva da una società che continua a respingerle.
Ordire questo nuovo paradigma dovrebbe essere compito della scuola. Alla logica della scuola-lavoro, spesso inefficace e in contrasto con i tempi naturali della crescita, il dossier propone di affiancare – o sostituire – una visione di scuola-margini / scuola-periferie, capace di educare alla complessità, alla responsabilità e alla convivenza democratica.
SOMMARIO DEL DOSSIER:
DOSSIER
Educazione in carcere: teoria e pratica
(a cura di Giuliana Adamo, Trinity College –
University of Dublin)
Giuliana Adamo, Prefazione, pp. 54-56
Paolo Cherchi, Giambattista Marino e le sue scritture
dal carcere, pp. 57-64
Francesco Ghia, Apocatastasi e giustizia riparativa,
pp. 65-69
Giuliana Adamo, Carcere e educazione: qualche
rifl essione, pp. 70-72
Carla Villagrossi, La prova del nome. La forza della
parola, pp. 73-77
Silvana Ceruti, Alberto Figliolia, Ritrovare il sé:
poesia in prigione, pp. 78-81
Amedeo Savoia, Lorens, pp. 82-85
Walter Falgio, Entrare e uscire dal carcere.
L’esperienza teatrale pionieristica de Le Maschere
Nere, pp. 86-90
Nicola Straffelini, Musica in carcere, pp. 91-92
Nuova Secondaria – n. 8, aprile 2025 – anno XLII – ISSN 1828-45